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un'iniziativa di Edizizoni Ambiente
I fatti e le storie

Inquinamento dei fiumi e delle cave

Molto spesso è dalle cave che prende avvio il percorso criminale delle ecomafie. Si svuotano illegalmente colline, montagne, fiumi e torrenti per ottenere il materiale necessario per fare il calcestruzzo, e si riempiono le “buche” create con i rifiuti, meglio se pericolosi, perché molto costosi da smaltire correttamente. Ed è così che si inquinano le falde acquifere, i campi agricoli, i corsi d’acqua, immettendo nell’ambiente sostanze velenose per l’ecosistema, che entrando nella catena alimentare mettono a serio rischio la salute dei cittadini. Purtroppo le cronache giudiziarie confermano che seppellire sostanze pericolose nel ventre delle montagne continua a essere uno dei modi preferiti dalla criminalità ambientale. Anche perché la normativa in vigore (Parte quarta, Titolo V del Dlgs 152/2006 testo vigente) prevede la possibilità di ripristino ambientale di cave dismesse utilizzando materiale inerte compatibile con la conformazione geo-morfologica del sito. Questo è ciò che dice la legge, mentre in realtà spesso dentro le “buche” ci finisce di tutto. Quello delle cave è un tema molto caro ai magistrati e alle forze dell’ordine, perché è proprio da queste che sono partite alcune tra le inchieste più importanti, come l’operazione denominata “Re Mida”.
ultimo giorno felice

Smaltimento rifiuti nei campi agricoli

Il modo più ricorrente per lo smaltimento illecito dei rifiuti, sia urbani che tossici, è quello di scaricarli tal quali nei campi agricoli. Un appezzamento di terreno destinato alle colture pare comunque il nascondiglio più economico e facile da raggiungere: quindi il preferito dagli ecomafiosi. Un esempio su tutti è l’immensa area agricola tra Napoli e Caserta, scelta dalla camorra per diventare la grande “pattumiera d’Italia”; questo perché basta un camion, una strada, manodopera a basso costo, e con il volere dei clan mafiosi il gioco è fatto. Così la maggior parte dei rifiuti tossici trafficati illegalmente vengono sparsi sui campi agricoli. Molto spesso sono spacciati a ignari o compiacenti contadini come un ottimo fertilizzante. È un attentato alla salute pubblica, un crimine contro l’umanità che si consuma nel silenzio e lentamente: giusto il tempo per le sostanze tossiche di filtrare nella falda acquifera e quindi entrare nella catena alimentare.
bloody mary

Inquinamento industriale

Fu solo con il “disastro di Seveso”, piccolo comune alle porte di Monza, del luglio 1976, quando uno dei reattori dell’azienda chimica Icmesa prese fuoco, sprigionando nell’aria una nube altamente tossica, che la questione dell’inquinamento ambientale si presentò drammaticamente nel nostro paese. La nube avvelenò le popolazioni non solo di Seveso, ma anche dei comuni di Meda, Cesano Maderno e Desio. E anche se non ci furono, nell’immediato, morti, i medici invitarono le famiglie ad abbandonare le zone colpite dalla nube. Il disastro generò seri danni dermatologici a 250 persone, mentre gli effetti a lungo tempo sulla salute dei cittadini sono ancora oggi oggetto di studio scientifico.
Fino alla fine degli anni ’90 l’Italia è stata caratterizzata da una profonda arretratezza, anche se con non poche differenze fra le varie regioni, dell’intero sistema di gestione dei rifiuti, fondato prevalentemente sull’uso delle discariche e su un numero molto esiguo di impianti di smaltimento o recupero. Un deficit anche, e soprattutto, normativo, che ha protetto i produttori ai danni dell’ambiente e ha fatto ricavare immensi benefici all’intero comparto economico-industriale. A tutti gli effetti c’è stata per oltre un quarantennio la possibilità di smaltire a “costo zero” milioni di tonnellate di rifiuti tossici in mare, nei fiumi, nei laghi, nell’atmosfera.
sequenze di memoria

I grandi ecocrimini

Con il termine ecomafia si indicano tutte le attività criminali ai danni dell’ambiente naturale e storico-culturale. Attività poste in essere da organizzazioni malavitose senza scrupoli che avvelenano l’aria, i fiumi, i mari, i terreni agricoli, sventrano montagne e colline, rubano l’acqua, incendiano boschi e foreste, cementificano le coste, i parchi e i luoghi più belli. Convenzionalmente si suole dividere l’ecomafia in quattro grandi macro-crimini: ciclo dei rifiuti, ciclo del cemento, racket degli animali, “archeomafia”. Con il primo si intende l’intera filiera criminale legata alla gestione dei rifiuti, dalla raccolta fino alla smaltimento finale, passando dai falsi trattamenti chimici e dalle falsificazioni sistematiche dei documenti che li accompagnano. E comprende sia i rifiuti urbani (settore di competenza delle amministrazioni locali) che i rifiuti speciali (specialmente di produzione industriale): nei primi, gli ecomafiosi si infiltrano negli appalti pubblici gestiti dai comuni, nei secondi, attraverso la gestione diretta dei rifiuti industriali, alla fine smaltiti in discariche abusive, in terreni agricoli, in cave abbandonate, o semplicemente dove capita prima. Clan mafiosi, ma anche uomini d’affari, imprenditori, funzionari e amministratori pubblici hanno formato negli anni una vera alleanza criminale, che Legambiente ha definito la “Rifiuti S.p.A.”, a testimoniare la caratura illegale di questa nuova industria del crimine dedita alla gestione dei rifiuti. In regioni come la Campania, un affare che ha eguagliato, se non superato, i proventi del contrabbando e dei traffici di droga.
Non mancano nemmeno i movimenti illeciti su scala internazionale. In Italia entrano rottami ferrosi, spesso contaminati e radioattivi, ma anche carcasse di autovetture e di elettrodomestici, ed escono soprattutto scarti di plastica, materiale cartaceo, elementi elettronici, diretti in Cina, India, Russia, Germania, paesi dell’Est europeo o africani. Dai paesi occidentali, poi, escono rifiuti ed entrano manufatti tossici fatti con la nostra spazzatura, come i giocattoli al vetriolo made in China sequestrati nei mesi scorsi.
I dannati di Malva

Traffico di rifiuti

Negli ultimi 15 anni,  in base ai dati forniti dalle forze dell’ordine e alle inchieste della magistratura, sono stati smaltiti illegalmente nelle province campane circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Tutte insieme messe l’una sull’altra darebbero vita a un colle alto oltre mille metri: un vulcano alto come il Vesuvio, ma di monnezza.
Sul business dei rifiuti, che si aggira sui 7 miliardi annui, si cimentano per primi in Italia i clan camorristi che cominciano a fornire la soluzione più economica e sbrigativa ad alcuni settori spregiudicati del mondo economico. Nasce già alla fine degli anni 80 una vera e propria holding criminale dedita sistematicamente a riempire la Campania e l’intero Sud di ogni genere di schifezze tossiche. Holding che si manifestò da subito come una straordinaria consorterie affaristico-mafiosa composta, sì da soggetti affiliati ai clan, ma anche da imprenditori, broker, professionisti, politici e funzionari pubblici corrotti. Doppiopetto e pistola mai come nell’affare rifiuti sono stati così ottimi alleati. Lo dice per primo ai magistrati di Napoli che incominciano a indagare sulle rotte nel 1988, il boss, poi collaboratore di giustizia, Nunzio Perrella. “La monnezza è oro” spiegava il boss, argomentando che i traffici di rifiuti stavano diventando redditizi almeno quanto quelli della droga: con una marcia in più, ossia gli scarsi rischi a cui andavano incontro i trafficanti.
Previsioni del tempo

Incendi boschivi

Un’estate di fuoco quella del 2007. Dal 1° gennaio al 26 agosto si sono verificati complessivamente 7.164 incendi, rispetto allo stesso periodo del 2006, si assiste a un aumento del 70%. In notevole aumento (+330%) anche la superficie boscata percorsa dalle fiamme. A guidare la classifica delle “zone calde” è la Calabria con ben 1.484 incendi, seguono la Campania (1.479), la Toscana (533), il Lazio (532), la Sardegna (511), la Puglia (402; sono ancora vivide le immagini di Peschici in fumo). L’Abruzzo detiene invece il primato per quanto riguarda la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco (7.792 ettari).
Perché tanti incendi? Quali sono le cause? Esistono davvero i piromani? Nel nostro paese il 98% dei roghi sono causati dall’uomo e non dimentichiamo che quando si parla di incendi boschivi, si parla di illeciti compiuti da singoli a danno di comunità intere. I nemici del verde pubblico sono rappresentati principalmente da: pastori desiderosi di estendere le aree di pascolo; imprese di costruzione che sperano di sostituire agli alberi cemento fresco; bracconieri; attentati da parte di operatori turistici concorrenti; discariche abusive facilmente infiammabili; gli operai stagionali della forestale per aumentare il monte di ore lavorative e straordinari, o per vendetta quando messi a riposo. Insomma, a mandare in cenere le aree di maggior pregio del nostro paese sono principalmente gli interessi criminali.
Fuoco!

L'abusivismo edilizio

Le infrazioni alla normativa ambientale comprendono sia l’abusivismo edilizio che le attività estrattive illegali. Un trend sempre in crescita, che anno dopo anno fa scempio del nostro territorio, lo sottrae pezzo pezzo alla libera fruizione, ne compromette la stabilità idrogeologica, ne inficia le potenzialità turistiche, semina brutture e cemento. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente relativi al ciclo illegale del cemento, nel 2006 in Italia sono stati accertati dalle forze dell’ordine ben 7.038 reati, sono state denunciate 8.943 persone, arrestate 6 ed effettuati 1.888 sequestri.

L’Italia è anche il paese dei condoni, ne ha avuti ben tre: il primo nel 1985 all’epoca del governo Craxi e poi i due targati Berlusconi nel 1994 e 2003, che hanno dato altro impulso al mattone selvaggio, oltre ad aggravare ancora le casse pubbliche (visto che i costi di urbanizzazione sono molto superiori ai soldi intascati dall’oblazione): secondo i dati del centro studi Cresme, i picchi di maggior crescita dell’abusivismo sono proprio in coincidenza con i tre condoni. Scelte politiche sbagliate, interessi della criminalità organizzata e malcostume sono stati un mix esplosivo che ha saccheggiato il paese in lungo e largo, distruggendo alcune tra le più belle zone di Italia.

Rovina

Traffico internazionale di rifiuti

I rifiuti non sono un problema solo italiano. “Il rifiuto va dove può essere nascosto – spiega Donato Ceglie, magistrato della Procura di Santa Maria Capua Vetere. C’era prima una direttrice storica dello smaltimento che collegava il Nord al Sud della penisola. Una seconda traiettoria che collegava i ricchi ai poveri nel mondo. Quindi il Nord ricco all’Africa. Oggi c’è una nuova direzione che è quella che collega Ovest a Est: paesi ricchi con quelli che vogliono diventare ricchi”. In queste direttrici si è sempre inserita l’attività delle grandi organizzazioni criminali. “Ma quando l’attenzione generale si è intensificata e le terre iniziavano a scarseggiare ecco che la criminalità dei soliti traffici che guardava oltre confine, con tratta di esseri umani, droghe e alimenti, si allarga anche al campo dei rifiuti”. I rifiuti sono un costo che gli imprenditori non vogliono sopportare. Si muove tutto sull’interesse e qui gli interessi sono addirittura tre. “I produttori che devono liberarsi dei rifiuti, appunto, i paesi in via di sviluppo che cercano materia prima, e le mafie mondiali che si vogliono arricchire”. Così il traffico di rifiuti internazionale è diventato il “nuovo Eldorado” dell’ecomafia.
L'uomo cannone

Inquinamento del suolo

Raccontare gli orrori del petrolchimico italiano con le armi del genere è il viaggio che decide di intraprendere Baldini per VerdeNero. Melma è la metafora di un paese che cerca di nascondere i suoi fantasmi abbandonandoli per strada, tra lugubri paludi tossiche e porti alla deriva di vecchi e misteriosi reflui industriali, lasciandoli addormentati nel cuore di desolazioni così pacifiche da mettere i brividi a chiunque si avvicini.
Melma

Traffico di animali

Corse, combattimenti e macellazione clandestina, traffico di fauna esotica o protetta, racket degli animali, doping, bracconaggio e zoopornografia: sono queste le voci più significative dei profitti criminali a danno degli animali. E poi maltrattamenti, mutilazioni e uccisioni privi di ulteriori intenti, senza scopo di lucro, solo sfogo violento delle peggiori e inconfessabili pulsioni umane. Un lungo e inesorabile elenco di crimini e misfatti che vedono come protagonisti gli esseri umani e come vittime sempre gli animali. Crimini che nella maggior parte dei casi rimangono impuniti, invisibili ai grandi media, nascosti agli occhi dell’opinione pubblica.
bestie


Corse clandestine di cavalli

Le corse clandestine di cavalli sono l’ultima frontiera dell’ecomafia. Un affare difficile da dimensionare ma, grazie alle indagini della magistratura e al lavoro delle forze dell’ordine, abbiamo conferma dei fatturati impressionanti che riesce a raggiungere. Quasi sempre a gestire le corse clandestine sono le organizzazioni criminali più efferate e consolidate che, usando la loro capacità di controllo e di intimidazione sul territorio di riferimento, fanno di questo il palcoscenico dei loro loschi affari sulla pelle dei poveri cavalli: maltrattamenti e sevizie di ogni genere sono lo sfondo macabro immancabile nell’agire dei criminali.
Fotofinish


Ecomafia

Ecomafia è la parola coniata da Legambiente per definire l’intero spettro dei fenomeni di criminalità ambientale: traffici e smaltimento illegale di rifiuti, infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici e abusivismo edilizio, “racket” degli animali, furti di opere d’arte. Ma ecomafia è anche la criminalità della porta accanto, quella del funzionario corrotto o dell’imprenditore colluso. È la cultura dell’affermazione dell’interesse privato, che erode il concetto stesso di bene comune. E proprio l’ambiente, più d’ogni altra cosa, rappresenta il bene comune.
ecomafia

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