

Le stanze di Mogador
Damir Babic scatta. Solo dopo lo scatto,
può dire che vede. È un fotografo
e un viaggiatore. Viene da Sarajevo, dove ha
vissuto la guerra. Sente di non appartenere
a un unico luogo, è puntato sul mondo
come il mirino della sua macchina fotografica.
Un giornale lo manda in Sicilia
per un reportage su delle maschere di pietra,
tremila teste strappate alla montagna. Si ferma
in un piccolo hotel con un nome
che gli piace, Mogador. Poche stanze, pochi
ospiti. È qui che la sua curiosità s’accende
e inizia finalmente a vedere. Gli incontri
si fanno torbidi e incandescenti. Fra tutti,
quello con Salvatore Puma. Un delinquente,
forse. Uno che, in lotta con il mondo,
cerca la sua rivalsa lavorando nell’inferno
di una nave spiaggiata e smantellata
da un esercito di miserabili. Insieme a lui
Noura, la sua donna, che dalla Somalia
ha portato silenzi e ninne nanne.
Damir si muove e osserva, e quelli che conosce
lasciano un segno. Come il Comandante,
che beve e racconta. Come Elena Moncada,
che ha un sorriso e una cicatrice da amare.
Le stanze di Mogador è una storia di incontri,
di luoghi e di occasioni lontano dagli spazi
della legge. Un romanzo con il respiro
del mare, che copre e scopre, lascia, porta via,
sorprende.